5 situazioni che un travel blogger deve affrontare in viaggio

Essere travel blogger non è tutto rose e fiori.

Alcuni pensano che significhi stare sempre in vacanza, a spasso per posti nuovi e di tanto in tanto postare qualche foto. È vero, è un mestiere bellissimo, ma ha anche i suoi disagi e i lati negativi. Non fraintendetemi, non starò qua a convincervi che sia un lavoro così faticoso o a tessere le lodi della “dura vita” del blogger: i mestieri duri sono ben altri e di questo ne siamo tutti ben consapevoli.

Quello che voglio dire è che il travel blogger quando viaggia non è in vacanza. Viaggiare è parte del suo lavoro e quindi, secondo il principio della proprietà commutativa, il travel blogger è in viaggio per lavorare.

Per darvene un’idea, ho raccolto qua di seguito alcune situazioni che noi blogger ci troviamo sempre (o quasi) ad affrontare quando viaggiamo.

1) SCADENZE

Viaggiare per il travel blogger non è sinonimo di vacanza e spensieratezza perché lo scopo del viaggio non è il relax o scolarsi birre ghiacciate spaparanzati sulla spiaggia. Quando viaggiamo siamo in missione (passatemi questa espressione anche se suona alquanto ridicola). Questo vuol dire che bisogna portare a casa materiali, risultati e spesso rispettare delle scadenze ben precise. Ansia da prestazione, corse contro il tempo e stress entrano inevitabilmente in gioco!

Infatti se un ente, una rivista o qualsivoglia “datore di lavoro” ci ha commissionato degli articoli, vorranno non solo che siano ben scritti e interessanti, ma vi porranno di fronte a una data: termine ultimo per presentare il lavoro finito. Non ci sono proroghe né scusanti!

2) CONNESSIONE INTERNET

Tutti esigiamo ormai un wi-fi anche quando siamo lontani da casa. Un po’ perché, ammettiamolo, siamo drogati di social network e informazioni rapide, un po’ perché internet è un utilissimo strumento anche per chi viaggia. Tuttavia non muore nessuno se in una vacanza non abbiamo la connessione alla rete. Ok, se è per questo non muoiono neanche i blogger se non la trovano, ma ci sono un paio di motivi che fanno sì che internet sia particolarmente prezioso per chi fa questo mestiere:

1) Uno dei modi più efficaci (e divertenti) per fidelizzare il pubblico è usare i social network anche quando si viaggia, raccontando in corso d’opera i luoghi, gli incontri, le atmosfere e le sensazioni che il viaggio ci offre. Ognuno poi utilizza le modalità e i social che preferisce; io ad esempio tengo sulla mia pagina Facebook (Viaggio, fotografo, racconto – Il Tavel Blog di Cristina Cori) un diario semi serio giorno per giorno, correlato di foto e aneddoti.

Insomma, non si tratta di postare foto di paesi esotici per far rosicare gli amici che sono in ufficio, ma di un mezzo utile ai fini del lavoro, che suscita emozioni tra i follower e crea aspettativa per l’articolo che verrà pubblicato sul blog. Per farvela breve, alcuni lo chiamano marketing.

2) Al travel blogger capita spesso di lavorare da postazioni remote: rispondere alle mail, ai commenti, alle richieste, scrivere per chi ci commissiona blog tour e quant’altro. Anche in questo caso, una connessione internet si rivela qualcosa di indispensabile.

Computer, telefono e connessione ad internet sono strumenti indispensabili

3) GESTIRE GLI IMPREVISTI

Quando si è in un posto nuovo ci sta che qualcosa non vada come ce l’aspettiamo.

Uno dei peggiori imprevisti che possono capitare è quello di venir derubati. È una bella rogna: passaporto, soldi, carte di credito, telefono e chi più ne ha più ne metta. Denunce, ambasciate, chiamate per bloccare le carte…insomma basterebbe un evento simile per rovinarci l’umore e il viaggio.

Cosa succede, però, se questo capita al travel blogger di turno, che nella borsa non tiene solo i documenti, ma anche tutto il materiale lavorativo (foto, appunti, interviste, contatti…)? Una catastrofe!

E ve lo dice una che ci è passata. Ero seduta in un ristorante a Barcellona (se stai programmando un week end nel capoluogo catalano, Un week-end a Barcellona, 5 consigli rapidi potrebbe interessarti) e senza neanche che me ne accorgessi qualcuno si portò via la mia borsa. Il giorno seguente sarei tornata a casa. Questo voleva dire che mi avevano rubato non solo oggetti, ma anche il lavoro dei tre giorni precedenti.

In questo caso il motto è “calma e sangue freddo”. Non c’è tempo per disperarsi e maledire i ladri: bisogna correre ai ripari. Così mi misi a ripercorrere tutte le tappe per ricostruire il materiale che avevo acquisito durante il mio soggiorno e per scattare foto (grazie al cielo lo smartphone non lo tenevo in borsa).

Materiali, appunti, contatti e foto per il travel blogger possono rappresentare intere giornate di lavoro.

4) LA VALIGIA SI APPESANTISCE

Spesso (ma è una scelta personale e dipende molto dal tipo di viaggio) bisogna portarsi dietro molto materiale: computer, ingombranti fotocamere, lenti ancora più ingombranti, treppiedi per le foto notturne, appunti o libri, agende e, per quanto leggeri, anche i biglietti da visita. Insomma, forse io sono un caso raro, ma essendo anche fotografa, sull’attrezzatura fotografica sono piuttosto esigente…salvo poi maledire la mia pignoleria quando mi tocca trascinare tutto questo peso!

Questa sono io al mare…non so se si nota lo zainone dell’attrezzatura fotografica che mi porto dietro!

5) TUTTO DIVENTA POTENZIALE MATERIALE LAVORATIVO

Come dicevo al punto 1 viaggiare per il travel blogger è un’esperienza soprattutto lavorativa. Questo vuol dire anche che i momenti di relax sono sporadici.

Gli incontri, le situazioni, anche i più piccoli dettagli non si riducono a semplici contorni di viaggio, ma possono diventare materiale e idee per i prossimi post. Tutto viene filtrato dall’ottica lavorativa che io chiamo “deformazione professionale da travel blogger”.

Allora capita spesso che anche la più insignificante delle cose acquisisce importanza e va assolutamente immortalata per i post futuri. Così come capita che si vada in cerca di particolari situazioni anche solo per dare un pizzico di verve alla storia che si vuole raccontare…e così via.

Insomma il viaggio di un travel blogger è pieno di situazioni come queste: raramente il cervello si rilassa davvero.

Giusto per fare un esempio tra tanti: durante il mio soggiorno a Barcellona presi spunto dalle robinie in fiore per parlare dell’atmosfera primaverile che si respirava in città e quindi raccontare i luoghi attraverso un’altra prospettiva. Pubblicai il post sulla mia pagina Facebook e sul mio profilo Instagram.

🌼💛Ai margini delle strade gli alberi di robinia sfioriscono smossi dalla brezza in una cascata di fiorellini amaranto che si spandono in terra. La città ne è ricoperta. Giallo ovunque: sui vicoli del barrio gotico, nelle fontane in pietra bianca, sugli spiazzi dell’industrializzazione dimenticata di Poblenou, sui marciapiedi del lungomare. Il profumo precede questi tappeti di fiori gialli, ma purtroppo ci si abitua subito e presto non lo si sente più. Una città non è solo monumenti, bar, panorami, gente; una città è fatta anche di segni, sguardi, atmosfere impalpabilità, odori e di piccole grandi cose. Come le robinie in fiore di Barcellona. 🌼💛 #barcellona #barcelona #poblenou #fiori #flowers #flores #colori #colours #colores #giallo #yellow #amarillo #nofilter #viaggio #travel #travelholic #travelblog #luci #light #robinia #photography #fotografia #spagna #spain #españa

Un post condiviso da CristinaCori (@cristinacori) in data:

Con questo articolo ho probabilmente spoetizzato il mestiere del travel blogger, ma dopotutto è pur sempre un lavoro (anche se non sembra) con tutti i pro e i contro.

Tuttavia, sebbene in viaggio il travel blogger debba tener fede a impegni, scadenze e “fastidi” vari, ciò non toglie che si ha l’opportunità di scoprire posti e persone meravigliose. Il tempo per la birretta lo si trova e anzi, a volte provare locali e ristoranti fa parte del lavoro 😉 e si torna a casa arricchiti, non dal punto di vista monetario ahimè, ma se non altro da quello emozionale.

© 2018, Cristina Cori. All rights reserved. Copyright © CristinaCori.com

2 pensieri su “5 situazioni che un travel blogger deve affrontare in viaggio

  1. Proprio così Cristina… un lavoro meraviglioso, ma – appunto – un lavoro! E a volte rimpiango quel viaggiare senza pensieri, senza dover pensare a cosa mi serve – cosa devo condividere – cos ami devo appuntare eccetera eccetera 🙂

Di' la tua