Un ponte rosso in stile cinese costruito sulle placide acque del lago Hoam Kiem

Quel giorno che mi persi a Hanoi e imparai l’arte vietnamita di attraversare la strada

Il mio primo incontro con Hanoi fu casuale, nervoso e meraviglioso allo stesso tempo.

Il pullman notturno che mi avrebbe dovuto portare a Nihn Binh mi scaricò mio malgrado nella capitale di prima mattina. Ero ancora insonnolita e dal finestrino vedevo scorrere frammenti di una città che si faceva via via più caotica. E già lì mi sorse un dubbio che divenne realtà quando l’autista spense il motore e ci fece scendere tutti.

Insomma si erano dimenticati di chiamare la mia fermata e mi lasciavano a Hanoi. O meglio, loro sostenevano di essersi fermati e averla annunciata, ma io che quasi non avevo dormito per tutto il viaggio ero sicura che l’avessero saltata. Ma poco importava in quel momento chi stesse dalla parte del torto perché io avevo prenotato una notte a Nihn Binh, desideravo tantissimo andarci e volevo far valere per la prima volta in vita mia il detto “il cliente ha sempre ragione”. 

Così comincio a spiegare la situazione agli autisti, senza la benché minima speranza di essere compresa visto che l’unica lingua che conoscono è il vietnamita. Loro ben poco interessati a quello che ho da ribattere mi liquidano indicando l’agenzia, che però è ancora chiusa.

Che faccio? Vado al negozio accanto per chiedere se cortesemente mi fanno ricaricare il cellulare o se hanno una rete wifi. Il signore mi sorride, mi fa subito sedere in un basso sgabellino giallo che sembra rubato a un asilo e mi offre il tè in una tazzina minuscola.

Un barbiere che lavora su un cliente seduto per strada. Situazione molto improvvisata
Barbiere nelle strade

Dopo un po’ mi accorgo che l’agenzia ha aperto i battenti. Allora ringrazio il signore del negozio ed entro in questa minuscola stanzetta dove mi faccio strada tra bagagli, scatoloni, pacchi enormi accatastati ovunque che nascondono la scrivania in cui sta seduta al telefono un’impiegata dall’aria ben poco disponibile.

Aspetto che finisca di parlare e mi metto a guardare le cartine del Vietnam appese ai muri. Quando la simpaticona abbassa la cornetta non mi degna neanche di uno sguardo e prende a scarabocchiare delle scartoffie. Inizia così un tentativo di spiegarle il mio problema. Ma anche lei non sembra granché interessata a quello che ho da dire. Si lega i capelli in una coda, mi guarda con aria annoiata e mi interrompe dicendomi di aspettare il capo. E senza darmi ulteriori spiegazioni torna alle sue cose.

La mia già scarna pazienza svanisce nel momento in cui la tipa abbassa lo sguardo sul suo cellulare e comincia a giocherellare a un qualche videogioco. Essere trattata con questo misto di indifferenza, insofferenza e sufficienza mi dà ai nervi. Mi metto in testa di non darle pace finché non vengo ascoltata. A pensarci col senno di poi, mi sto antipatica da sola…però funzionò.

Infatti divento presto l’incubo della tipa che non mi sopporta più. Chiama il capo che di lì a un quarto d’ora compare. E gli rompo così tanto le scatole pure a lui che pur di levarsi di torno sta turista insopportabile mi offre la corsa per tornare a Nihn Binh.

“Però il prossimo pullman parte stasera”.

Un particolare del tempio della letteratura in uci si vedono in primo piano i tradizionali cappelli di paglia a forma di cono dei contadini
Tempio della letteratura

E nel frattempo che faccio? Al solo pensiero di passare la giornata in agenzia seduta su uno scatolone con l’impiegata che mi lancia makumbe e il tipo che mi guarda in cagnesco mi prende a male.

“Come si arriva in centro?” chiedo allora.

Così mi faccio dare indicazioni e cammino per un bel po’ fino a quando di fronte ai miei occhi compare un lago bordato di salici. È l’Hoan Kiem, ovvero il lago della spada restituita.

Questo posto deve il nome a una leggenda che narra di come il re del Vietnam, reduce da tante battaglie contro i cinesi, si imbatté in una spada e la raccolse. Affezionatosi all’arma si recava tutti i giorni sulle sponde del lago ad allenarsi. Un giorno apparve una tartaruga che gli chiese di restituire  la spada. Il re pensò che in fin dei conti aveva ormai vinto la guerra contro i cinesi e quindi non aveva più bisogno della spada. Acconsentì e la restituì. La spada fluttuò nell’aria fino a raggiungere la tartaruga che presala in bocca scomparve tra le acque del lago.

Il posto è stupendo. Un ponte rosso fuoco si riflette sull’acqua placida. Passeggiare sulle sponde è piacevolissimo e tra i rami degli alberi si intravedono scorci della torre che sorge nella piccola isola al centro.

Un ponte rosso in stile cinese costruito sulle placide acque del lago Hoam Kiem
Ponte rosso sul lago Hoam Kiem

Dal placido silenzio del lago mi trovo catapultata nella città vecchia dove tutto è in movimento e la gente fuori dalle caffetterie, si mette a sedere su sediole minuscole parcheggiate sulle vie. Bevono caffè e parlano rumorosamente.

Mi infilo in un vicolo finendo senza saperlo in un dedalo di stradine in fermento, dove in ogni via si vende un prodotto diverso e i marciapiedi ne sono invasi. Retaggio di quell’epoca in cui esistevano le vie delle corporazioni e le arterie della città erano identificabili sulla base delle merci vendute.

Gente  ovunque, traffico, caos e motorini che sfrecciano all’impazzata in tutte le direzioni.

Motorini stra carichi di qualsiasi tipo di mercanzia, buste poggiate in ogni punto del motorino
L’incredibile abilità dei vietnamiti di trasportare tutto sui motorini

A proposito di motorini e traffico mi pare onesto condividere con voi una strategia tutta mia per sopravvivere all’attraversamento pedonale in Vietnam. Nel corso del mio viaggio ho scoperto fin dal primo giorno che attraversare la strada in questo paese è cosa complicata quanto terribilmente pericolosa. Immaginate un esercito di motorini che privo di qualsivoglia nozione delle norme di circolazione sfreccia per ogni dove incurante di persone cose e animali. Tu attraversi la strada e loro proseguono imperterriti come se non esistessi.

Ma alla fine, proprio a Hanoi, ho escogitato una tecnica per vincerli. Il segreto è entrare nell’ottica suicida: devi attraversare senza guardare. Praticamente il salto della fede!

 

Lo so che starete pensando che sono un incosciente. In realtà questo metodo è frutto di un mese di studio e di riflessioni sul traffico locale. Ebbene, il punto è che i vietnamiti pensano che sia il pedone a dover stare attento ai motorini impazziti, secondo loro è un tuo problema farti strada nel traffico isterico. Quindi se attraversi la strada con cautela, loro non ti faranno mai passare. In compenso se passi ammirando gli uccelli che volano in cielo, sarà loro premura, sebbene sconcertati, di frenare all’ultimo (e dico all’ultimo!) per non investirti.

Lo ammetto: è un rimedio estremo, ma funziona. E la prova è che io sono qua, viva e intatta, a raccontarvi questa storia.

 

 

 

© 2018, Cristina Cori. All rights reserved. Copyright © CristinaCori.com

8 pensieri su “Quel giorno che mi persi a Hanoi e imparai l’arte vietnamita di attraversare la strada

  1. Bel testo e belle foto, rappresentativi del casino che è Hanoi, che nello stesso tempo rappresenta anche il suo fascino. A chi non è mai stato consiglio di andarci.

    1. Grazie 🙂
      Sono d’accordissima con te: parte del fascino di Hanoi è dovuto proprio al suo intreccio di storia e vivacità che impregna tutta la città.

  2. La mia tecnica di attraversamento è di incollarmi al fianco di una persona del posto e seguire ogni suo passo ? il problema è che mommnon sempre c’e qualcuno che attraversa… ma anche la tua tecnica funziona sicuramente!

    1. Ahahah! La tua tecnica è geniale!! 😉 E probabilmente anche meno pericolosa della mia…come ho fatto a non pensarci? La prossima volta che capito in Vietnam provo il tuo metodo e ti faccio sapere 🙂

  3. Ottimo a sapersi! Grazie per il consiglio, appena andrò in Vietnam mi butterò per strada senza pensarci due volte 😀

Di' la tua